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Anche se, come tutte le sintesi, questa immagine può apparire riduttiva, la vita musicale e poetica di Lino Rufo si è sviluppata, fin dagli esordi giovanili, nella tipica forma in dodici battute del blues. Una scelta inconscia, che ha messo in condizione il prolifico compositore e cantautore molisano, da subito, di raccontare con esattezza le sue storie, i veri sentimenti e le lecite speranze, anche di tante anime che ha incontrato negli anni, mettendo a fuoco particolari importanti, vicende esistenziali e processi di crescita interiore; raccontando con la sua chitarra le grandi e piccole vicende del suo vissuto e interpretando le ansie di cambiamento con lo spirito disincantato di un attento osservatore, anche se, sempre… con un curioso sguardo verso il domani.

Nella pur vasta produzione discografica che Lino, negli ultimi vent’anni, ha dedicato al blues in tutte le sue forme, si avvertiva la mancanza di un album che diventasse la somma di tante intuizioni e delle innumerevoli scoperte che ha sviscerato di volta in volta.
La raccolta delle nuove canzoni s’intitola “Swing low…” e, per vincere la sfida, Lino Rufo ha formato i NoGospel, un ensemble di eccellenti musicisti, scelti con un’attenzione quasi maniacale, che potessero immergersi nell’inedito mix di un blues ammantato da raffinate ed eleganti sonorità e jazz acustico in stile New Orleans tirato a lucido come i riflessi del dobro illuminato dai raggi di un sole d’agosto.
Possiamo considerare “Swing low…” un lavoro di riferimento, in grado di ricostruire in modo criticamente adeguato le origini di una carriera e i mille percorsi fatti nel tempo, esplorando un grande genere musicale come il blues, dalla sua nascita, passando per gli Anni 30, fino ad arrivare ai giorni nostri, evidenziando le fortunate alchimie artistiche e musicali, unite indissolubilmente a stimoli creativi (affascinanti quanto basta) e veicolati da sollecitazioni, spesso, misteriose.
Questo album nasce con l’ambizione di colmare un vuoto tutto personale, offrendo a chi lo ascolta tutte le suggestioni necessarie e le soluzioni sonore di ultima generazione, anche e soprattutto di ricostruire, con un approccio innovativo, gli aspetti fondamentali di una carriera iniziata nella metà degli Anni 70, che si è sviluppata con una ricerca profonda e accurata verso territori sconosciuti e verificata con collaborazioni impreviste ed inusuali.

Con linguaggio chiaro e comprensibile, Lino Rufo disincaglia le sonorità del blues dalle secche delle otto e dodici battute di una trattazione stereotipata, attingendo alle recenti espressioni della scena giovanile internazionale, e recuperando la fitta rete dei suoi saperi e conoscenze sviluppati in quasi quattro decadi, nel tentativo di restituire un ascolto del fenomeno blues ricco e circostanziato, depurato dalle distorsioni e dalle conseguenze di certi approcci superati quanto difficili da sradicare.