La Perdita di un Paradiso

La perdita di un paradiso (L. Rufo)

Ricorda che i bei sogni durano poco,
sai abbiamo scherzato, è stato solo un gioco,
trovarsi ancora in una situazione,
illudersi che stiamo ancora insieme.
Le tue rughe scavate nel viso
quando le realizzerai
e ti è rimasto solo un paradiso
poi dopo ti lamenterai,
la voglia di capire forse non c’è
e il tempo scorre senza sosta ormai:
le tue rughe scavate nel viso
come le realizzerai
e se n’è andato un altro paradiso
e forse ancora tu non sai…

È una notte chiara che non mi crea problemi
e non so dove andare, ma uscirò lo stesso
per rimediare almeno quel che posso,
poi torno pieno e viaggeremo insieme.
Mi sono perso ancora in un sorriso
che sempre mi convincerà
a rivedere il vecchio paradiso
di artificiale vanità:
la voglia di lottare proprio non c’è
e il tempo scorre senza sosta ormai:
le mie rughe scavate nel viso
quando le realizzerò
e se n’è andato un altro paradiso
e forse ancora io non so…

Alla Rai…

Alla RAI… (L. Rufo)

Non sono Bennato
eppure ho provato
a diventare come lui,
non sono Bennato
non lo sono mai stato
ma sono solamente Lino
e alla RAI non mi passano mai…

Ho scritto canzoni
fatto dimostrazioni
di vera e propria civiltà
ed ho anche leccato
per non esser scartato
cercando un po’ d’umanità,
ma alla RAI non mi passano mai…

E Laura che ride
delle mie quattro note
di tutta la mia ingenuità,
non fa proprio niente
per questo demente
che ha perso la sua dignità
e alla RAI non mi passano mai…

Laura G.

Laura G. (L. Rufo)

Sai, Laura,
la tua notte è giunta in un momento solo,
come un uccello che ha
già preso il volo e si consuma
in un nido nero oppure
in un pezzo di cielo.

Vai, Laura,
danza fra tele che hanno la tua vita,
vivi nel ritorno di
un giorno andato, mai venuto,
fra i dubbi di un’estate
di libertà.

Sai, Laura,
le parole volano nell’atmosfera,
come il sole che si è spento,
come il tuo sorriso stanco svela
e non tradisce mai la tua
generosità.

Battello Senza Marinai

Battello senza marinai (G. Baldazzi – L. Rufo)

Vai, battello senza marinai,
la tua rotta è dolce lungo il fiume,
nessuno grida sopra il ponte,
nessuno ti risponde,
vai, al suono delle onde allora vai.
Vai affida i fianchi alle correnti
e le tue vele ai quattro venti,
come un pensiero vola vai,
una parola sola, ti dico, vai
senz’alba senza aurora,
vai battello senza marinai…

Vai ci sono scogli che supererai
navigando a caso fino al mare
con il mattino sopra al mondo,
senza toccare il fondo mai,
con l’ansia di un incontro allora vai.
Vai, leggero come lo stupore,
felice come fai l’amore,
vincendo la paura vai,
una parola sola, ti dico, vai
senz’alba senza aurora,
vai battello senza marinai…

Fa’ che mi telefoni

Fa’ che mi telefoni (Rufo – Stamati – Rufo)

Notte la sua mano sul telefono,
ecco adesso squilla certo è lui;
è dolce e la dolcezza mi fa comodo,
sottili i giochi lungo il filo.
Fa’ che mi telefoni…

Dimmi amore dolce come fai col tuo uomo
di che colore hai gli slips
e come stai distesa amore
e con la mano cosa fai.
Fa’ che mi telefoni…

Parlami ti prego come fai tu,
eccitami ancora un po’,
ferma, non respiro quasi più,
adesso vengo, sto venendo da te.
Fa’ che mi telefoni…

Ancora i Nostri Errori

Ancora i nostri errori
Lino Rufo – Ancora i nostri errori 1976 it/RCA

Ancora i nostri errori (L. Rufo/Baldazzi – L. Rufo)

Canti di uccelli nella mia testa
e rugiada sul mio corpo,
nella mani ancora il sole
conquistato un altro giorno
e non so ancora se gridare
o spiegare a tutti quanti
la mia vita consumata
dai ricordi e dai rimpianti.
Sigarette non fumate
sul mio tavolo di ferro
danno immagini ai miei occhi
d’abbondanza e non miseria
e mi sento più sicuro
e ne ho sempre la certezza
che non devo chieder niente
per poi riempirmi d’amarezza.
Questa pace mi sovrasta sempre
e sto bene, molto bene in questo posto
e non mi preoccupo di chi sta male
e sta piangendo la propria condizione.

Le persiane son calate
e il mio corpo sta bruciando,
le mie mani si son serrate
per trattenere ancora il sole
che riscalda lievemente
le mie ultime parole
e cancella la distanza
tra il passato ed il presente.
Ho paura della gente
che può fare anche del male,
non al corpo insofferente,
ma alla mente che si avvale
di principi superati
che non danno vie d’uscita,
mascherati da ideali
che governano la vita.
E l’egoismo persiste ancora nella gente
e non bastan più le parole per mandarlo via,
anche stavolta ho fallito, lo so, ma ci ritento
fino a quando non vi sarà giustizia.
Anche l’ipocrisia è una vile bestia comune
che ci sconquassa i cervelli già inariditi
dalle passioni e dai sensi sempre vincitori
che ci faranno ripetere ancora i nostri errori.