Fuggo

Fuggo

Tic tac
Fuggo
Si parla si parla
Pazza
Babylonia
Zingari
Il solito blues
Passera
Dedicato a te
A volte mi domando
Io vivo di giorno
Una valigia blues
Come il vento di settembre
Oh Saciko!

Edizioni:
Blond Records – 2001
Produzione:
Enrico Capuano.
Musicisti:
Lino Rufo, Fabiola Torresi, Fabiano Lelli, Kim Petersen, Gianni Aquilino, Luca Pirozzi, Giancarlo Maurino, Sergio Gasperi.
Registrato presso gli studi Alfa Music di Roma da Alessandro Guardia.

Mastering:
Stephen Head.
Opera di copertina: Antonio Tamburro

Realizzazione grafica: Serenella Sestito.

IL POPOLO DEL BLUES – Novembre 2002

Lino Rufo – Fuggo

Lino Rufo potrà essere un nome non noto ai seguaci de il Popolo del Blues. Vale la pena fare allora un pò di storia. Lino, molisano, ha all’attivo dei buoni dischi nella seconda metà degli anni settanta e almeno uno di questi ”Notte Chiara” (1978) potrebbe riservare sorprese se ascoltato oggi con la sua sanguigna schiettezza. Poi l’artista-citiamo qui il Dizionario della canzone italiana di Armando Curcio editore-“…sarà travolto come molti colleghi dalla crisi della ”canzone impegnata” e dalla invadenza della disco dance”: Finale di Partita? Neanche per sogno perchè è forse proprio lì, negli ottanta che Rufo come tutti deve scavalcare trattenendo il respiro, che rinasce l’artista di Isernia. Quanto tempo ci abbia messo Lino Rufo a mettere insieme il suo album ”Fuggo” (Blond Records BRCD 000302) non saprei, ma se mi confessasse che queste 14 composizioni coprono un arco di scrittura molto lungo, non me ne stupirei e lo considererei come l’evoluzione normale di un artista da una fase all’altra della propria vita. Parole, quelle del recensore, che cozzano con la catostroficità degli eventi del mondo circostante, di questa perenne Babilonia che macina istant hits e prodotti degni solo della authority sulla ingannevolezza degli stessi. Insomma Lino Rufo, per non prendere troppi calci in culo, come molti d’altronde, è tornato a un sano artiginato, ricominciando da zero. Può andare orgoglioso e a testa alta di questo ”Fuggo” Lino Rufo perchè da buon artigiano quale è ha tornito un album in cui ha messo-deduciamo-molte delle cose che voleva esprimere, non solo a livello musicale. ”Fuggo”, che il Popolo del Blues recensisce con molto ritardo e ce ne scusiamo assumendocene le responsabilità visto, inoltre, l’attenzione per le autoproduzioni, è sangigno, schietto e onesto come poteva esserlo ”Notte Chiara” e trasuda calore e una certa atutorevolezza nei grooves con una buona relaione fra musica e testi. Gli amici romani di vecchia data si sono radunati intorno a Lino per questo “Fuggo” e la sensazione del piacere nell’assemblarlo è tangibile. Lino ha un timbro pastoso e compone brani semplici che scorrono con grande competenza e serenità, una atmosfera distesa che pervade anche quelle composizioni che presentano toni più bluesistici…

Ernesto De Pascale

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