MOLISE MY HOME

“MoliseMyHome”

amava dire e mi ripeteva sempre nei giorni di ritorno alle proprie radici.

E mi spiegava con convinzione e con citazioni letterarie globali che re-

almente si è sempre nella Home Molisana incardinata nel cuore e nella

mente, ovunque ci si trovi.

Di qui in un giorno “faraonico” ci consegnò una serie di “canzuncelle e

ballatelle” stampate su un foglio meccanografico e con correzioni a penna

di suo pugno “originate a Termoli, continuate in America e ancora ispira-

te nella Termoli dei miei ritorni”

.

E che omaggio sincero e affettuoso si poteva rendere ad un Maestro

come Giose se non accompagnare i suoi ritmi poetici con melodie ispira-

te dall’amore per questa Terra e nella consapevolezza che ha raggiunto

sfere altissime nel panorama letterario italo-americano con il suo e nostro

“MoliseMyHome”

.

Remo Di GiandomenicoÈ con profonda gratitudine e sincera emozione che la Regione Molise ren-

de omaggio a Giose Rimanelli, figura eminente della nostra terra, intel-

lettuale di respiro internazionale e testimone autentico dei valori molisani

nel mondo.

Rimanelli ha rappresentato, con il suo talento e con la sua visione, il ponte

ideale tra il Molise e le grandi capitali della cultura, lasciando un’eredità

che continuerà a ispirare le generazioni future.

La Regione Molise lo ricorda e lo onora con riconoscenza, nella consape-

volezza che la sua testimonianza resterà patrimonio vivo e fecondo per tutti

coloro che credono nella forza universale della cultura e della memoria.

Ing. Francesco Roberti

Presidente Giunta Regionale del MoliseGIOSE RIMANELLI

di Sheryl Lynn Postman

Giose Rimanelli nacque a Casacalenda (Molise), in Italia, il 28 novembre

1925. La maggior parte della sua biografia si può dedurre dai suoi vari ro-

manzi, a partire da Tiro al piccione (1953), il suo primo romanzo pubblicato,

fino a Il viaggio (2003), l’ultimo. La sua storia personale è presente in due dei

suoi libri: il mini-memoir Molise Molise (1979) e il racconto Familia: la storia

dell’emigrazione (2000).

Rimanelli è il primogenito di Concetta e Vincenzo Rimanelli. Vincenzo a sua

volta è il primogenito di Giuseppe Rimanelli, figlio illegittimo di Leo Marinel-

li. Rimanelli è l’anagramma di Marinelli, nome e cognome dati da Don Leo al

neonato Giuseppe. Giuseppe è menzionato nel romanzo di Rimanelli Peccato

originale (1954), dove vengono trattate le traversie dell’imminente emigrazione

della famiglia di Vietri. Per corteggiare la moglie Concetta, un’italiana di ori-

gine canadese, Vincenzo Rimanelli le scrisse lettere a macchina. Durante una

parata fascista a Roma, Vincenzo non fece il saluto militare richiesto perché

teneva la macchina tra le braccia. I lealisti fascisti gliela fecero cadere dalle

braccia e poi lo picchiarono per non aver compiuto il gesto. Questo episodio è

presente nel romanzo di Rimanelli Una posizione sociale (1959).

Concetta Rimanelli (nata Minicucci) era la figlia di Tony “Slim” Dominick.

Nacque a Montreal, in Canada, e non rinunciò mai alla cittadinanza cana-

dese. Dominick era originario di New Orleans; suo padre, Rodolfo, era ori-

ginario di Casacalenda ma giunse negli Stati Uniti durante la Guerra Civile

Americana (1861-1865). Dominick era un trombettista di jazz che si esibiva

sui battelli del Mississippi. Durante una delle sue visite a New Orleans, assistet-

te al famigerato linciaggio di undici italiani nel 1891. Quell’orribile episodio

divenne anche parte del romanzo Una posizione sociale, in cui Rimanelli parago-

na sottilmente le atrocità americane del XIX secolo a quelle dell’Italia durante

il periodo fascista degli anni ‘30. Dopo il linciaggio, Dominick si trasferì a

5Montreal, in Canada. Negli anni ‘20, lui, sua moglie Teresa e la figlia piccola

si trasferirono in Italia per tornare nella terra del padre.

Durante la guerra d’Abissinia (1935-1936), Concetta decise, senza il consenso

del marito, che il figlio maggiore dovesse frequentatare un seminario france-

scano ad Ascoli Satriano in provincia di Foggia. Giose Rimanelli trascorse

cinque anni in seminario, dove ricevette, oltre alla formazione religiosa, un’i-

struzione in letteratura e musica classica; i classici, infatti, permeano tutti i

suoi romanzi. Il suo periodo lì non fu felice; come sottolinea in diversi suoi

racconti, gli abusi erano dilaganti e, rendendosi conto di non voler prendere

i voti perpetui, lasciò la scuola e tornò a Casacalenda all’inizio degli anni ‘40.

6La vita in quel piccolo paese era difficile. A causa della guerra in Europa e del-

la cattiva e corrotta economia dell’epoca, il lavoro scarseggiava. Casacalenda

si aggrappava ancora a riti e tradizioni medievali che stavano strangolando la

vita del giovane, futuro scrittore, che sognava di lasciare il suo paese per vedere

cosa esistesse oltre i suoi confini. Una sera, nel settembre del 1943, una guar-

nigione di soldati nazisti, in ritirata attraverso il paese per sfuggire all’avanzata

delle forze alleate sbarcate a Salerno, gli offrì un passaggio per la costa. Co-

glieva al volo l’occasione di vedere il mondo esterno. Sfortunatamente, questa

partenza lo gettò a capofitto nella Guerra Civile Italiana, combattendo per la

Repubblica di Salò; come raccontò a Cesare Pavese nel 1949 consegnandogli

una copia del suo manoscritto, Tiro al piccione, che racconta la storia di un

ragazzo che, come lui, ha combattuto dalla parte sbagliata. Era un volontario

forzato a partecipare ad un conflitto che non ha mai capito. Questo periodo

formò la cicatrice più profonda della sua vita. Non aveva la minima idea della

politica del periodo, poiché era stato recluso per anni in seminario.

Tornato a Casacalenda dopo la guerra, Rimanelli scrisse il romanzo in due

mesi e poi partì per Roma nella speranza di pubblicarlo. La sua prima tappa

fu un connazionale molisano, Francesco Jovine, che cercò di dissuaderlo dal

dedicarsi alla scrittura e lo esortò a tornare al paese. Lui rimase tuttavia prin-

cipalmente a Roma, pur viaggiando in altri paesi europei, in particolare in

Francia (Parigi), dove frequentò i corsi alla Sorbona, studiando con Gaston

Bachelard e conoscendo Albert Camus, Sartre e altri. Ritornò in Italia nel

1947, dove la sua esistenza quotidiana fu estremamente difficile. Non aveva

mezzi di sostentamento né un posto dove vivere; viveva sotto un ponte, scri-

vendo tesi per gli studenti in cambio di poche lire e un panino. Iniziò a prati-

care il pugilato per guadagnare un po’ di soldi e in questo periodo frequentò

anche corsi all’Università di Roma, studiando con Sapegno e Ungaretti.

Rimanelli scrisse inoltre una serie di articoli per La RepubblicaGli emigrati di un

tempo, sulla vita dei soldati congedati, i diseredati della nazione, le cui oppor-

tunità di lavoro erano inesistenti in un paese ancora alle prese con un periodo

7postbellico molto duro. Questi articoli catturarono l’attenzione di Jovine, che

si rivolse a Rimanelli per leggere il manoscritto del Casacalendese.

Il manoscritto originale, intitolato La vecchia terra, era composto da diverse

narrazioni. Jovine suggerì al giovane autore di estrapolarne una sezione in

particolare, rifinirla e presentarla ai redattori. Il risultato fu Tiro al piccione, che

sarebbe dovuto apparire, insieme a Terre del Sacramento di Jovine, nella collana i

coralli di Einaudi. Tuttavia, quando Jovine morì e Pavese, che avrebbe voluto

pubblicare il romanzo, si suicidò, Einaudi lo mise in attesa a tempo indetermi-

nato e fu successivamente pubblicato da Mondadori nel 1953.

Gli anni Cinquanta furono, come ha affermato Rimanelli, il suo decennio.

Furono pubblicati Tiro al piccionePeccato originaleBiglietto di terzaUna posizione

sociale e Il mestiere del furbo. Contemporaneamente, iniziò a collaborare con il

cinema italiano su suggerimento di Carlo Ponti e Mario Soldati. Nel 1953

si recò in Canada per visitare i genitori e lì divenne direttore del quotidiano

italo-canadese Il cittadino canadese. La visita in Canada servì da stimolo per il

suo racconto Biglietto di terza (1958), una cronaca che esplora il viaggio dell’im-

migrato in America e allo stesso tempo gli permette di proseguire l’odissea

della famiglia Vietri dal suo romanzo Peccato originale. Durante il suo soggiorno

in Canada, Rimanelli viaggiò in tutto il paese e arrivò a New Orleans, città

natale del nonno materno; lì fece ricerche sul linciaggio organizzato e sanzio-

nato di otto italiani nel 1891, di cui si è parlato sopra. Tiro al piccione e Peccato

originale furono tradotti in diverse lingue e pubblicati negli Stati Uniti dalla

Random House. Una posizione sociale fu pubblicato in altre lingue, ma la casa

editrice americana si rifiutò di tradurre il romanzo perché descrive un periodo

buio della storia americana.

Nel 1958, Rimanelli iniziò a collaborare con il giornale Lo Specchio, pubblicata

a Roma. L’autore non voleva essere coinvolto con quella rivista, ma all’ultimo

momento fu informato che sua moglie, Liliana, che aveva sposato nel 1956 e

dalla quale aveva avuto due figli (divorziarono nel 1963), aveva firmato il con-

tratto a suo nome. Per non metterla in imbarazzo, scrisse una serie di articoli

8sotto lo pseudonimo di A.G. Solari, che trattavano del ventre oscuro del mon-

do letterario italiano e ne mostravano l’atmosfera di stampo fascista nella scel-

ta dei premi, nelle decisioni editoriali e nei salotti letterari. Furono pubblicati

in un volume dal titolo Il mestiere del furbo (1959) dalla Sugar di Milano, creando

un grande scalpore che portò all’espulsione di Rimanelli da tutte le principali

case editrici. Decenni dopo, sebbene fosse ancora bandito dalle case editrici

italiane, gli studiosi italiani lo elogiarono per la sua accurata rappresentazione

del mondo letterario protetto e privilegiato descritto nel libro.

Rimanelli iniziò un autoesilio in America in concomitanza con un invito a

parlare alla Biblioteca del Congresso all’inizio del 1960. Fu il primo scrittore

italiano a parlare lì; anni dopo, vi tornò per presentare, in qualità di relatore,

Salvatore Quasimodo. Nel 1963, fu invitato dalla Biblioteca del Congresso

a tradurre in italiano del diciannovesimo secolo il Discorso di Gettysburg di

Abraham Lincoln per il centenario di quel discorso.

Gli anni ‘60 offrirono a Rimanelli una prospettiva completamente diversa sulla

vita e sulla letteratura. Si risposò nel 1963 e con la sua seconda moglie (Eliza-

beth “Bettina” Quatran, dalla quale ebbe un figlio; divorziarono nel 1978) ed

iniziò una nuova carriera all’interno del mondo accademico, senza mai abban-

donare il suo mondo artistico-letterario. Accettò incarichi negli Stati Uniti e

in Canada: alla Sarah Lawrence University, alla New York University, a Yale,

nella British Columbia, alla UCLA e, infine, alla State University of New York

ad Albany, dove rimase per ventidue anni. Durante il suo periodo ad Albany

Rimanelli ottenne la cittadinanza statunitense per avere, come lui stesso affer-

ma, il diritto di protestare contro la guerra del Vietnam e il governo americano.

Gli anni ‘60 si rivelarono un periodo tempestoso per la vita americana: as-

sassinii di leader politici e sociali, una guerra impopolare nel sud-est asiatico,

la nascita del movimento per i diritti delle donne e disordini civili e razzia-

li nelle principali città degli Stati Uniti. Rimanelli scrisse diversi libri, nella

sua lingua madre, l’italiano, e in inglese, che trattano di questo periodo in-

quietante, un decennio che egli stesso ha definito il momento più turbolento

9per l’America dalla fine della Guerra Civile e del New Deal. Tragica America

(1968) mostra il profondo amore dell’autore per lo stile di vita americano,

sfiorato superficialmente nei suoi romanzi italiani degli anni ‘50, ma ulterior-

mente sviluppato e studiato molto più approfonditamente, sempre consape-

vole dei problemi sociopolitici e culturali all’interno della nazione. Benedet-

ta in Guysterland (1993), scritto negli anni ‘60 ma pubblicato solo negli anni

‘90, un’evidente parodia della mafia, affronta il movimento pacifista negli

Stati Uniti. Questo romanzo, il primo scritto dall’autore in inglese, ha vin-

to l’American Book Award nel 1994. Graffiti (1977), un romanzo sperimentale

basato sullo scarabocchio di termini e concetti, esplora la dinamica uomo-

donna; scritto negli anni ‘60, fu pubblicato circa dieci anni dopo. All’inizio

del decennio, Rimanelli scrisse tre opere teatrali ispirate dal suo incontro con

Pablo Picasso ad Antibes, in Francia: Tè in casa Picasso (1961); Lares (1962);

Il corno francese (1962). Contemporaneamente, pubblicò due raccolte di po-

esie, Carmina blabla (1967) e Monaci d’amore medievale (1967), e un’antologia di

letteratura canadese, con Roberto Ruberto, Modern Canadian Stories (1966).

All’inizio degli anni Settanta, Rimanelli scrisse, insieme a Paul Pimsleur, un

libro per bambini in inglese, Poems Make Pictures Pictures Make Poems (1971).

Questo decennio riportò l’autore nella natia Molise. In questo periodo, che

coincise con la rivisitazione delle sue radici e il fallimento del suo secon-

do matrimonio, scrisse e pubblicò il suo mini-memoir, Molise Molise (1979).

Contemporaneamente, mentre insegnava ancora nel sistema universitario

americano, curò, insieme a Kenneth John Atchity, il volume Italian Literature:

Roots and Branches (1976), al quale contribuì anche con un saggio. Nel 1976 ini-

ziò una collaborazione giornalistica scrivendo la terza pagina per il quotidiano

milanese Il Giorno, che continuò fino all’inizio degli anni Ottanta.

Gli anni Ottanta videro un’ulteriore attività accademica di Rimanelli. In que-

sto periodo produsse diversi testi per gli studenti dei suoi corsi di letteratura e

cinema italiano che non erano ancora disponibili al pubblico: Patterns of Italian

CinemaCapsule di letteratura italianaDalle origini ai nostri giorni; From Syntax to Lite-

10rature; e Foundation and Development of the Italian Renaissance. Tutti furono successi-

vamente pubblicati dall’Università di Albany. In modo creativo, apparvero una

raccolta di suoi racconti scritti tra il 1947 e il 1974, Il tempo nascosto tra le righe

(1986), e una raccolta di poesie, Arcano (1989). Rimanelli si sposò per la terza

volta ad Albany, New York, con Sheryl Lynn Postman nel 1988. Sheryl e Giose

sono stati insieme più di quaranta anni e sposati trenta anni.

Nel 1990 Rimanelli si ritirò dalla vita accademica e intraprese un periodo più

creativo. Durante questo decennio scrisse e pubblicò due romanzi: Detroit Blues

(1996) e Accademia (1997). Fu pubblicato Benedetta in GuysterlandTiro al piccione

fu ripubblicato da Einaudi, la casa editrice che aveva originariamente sotto

contratto l’autore negli anni ‘50, e La stanza grande, originariamente intitolato

Una posizione sociale quarant’anni prima, fu stampato da nuovi editori nel 1996.

Oltre a Moliseide (1992), una raccolta di poesie dedicata alla regione natale di

Rimanelli, negli anni ‘90 uscirono altri sei volumi di poesia: Alien Cantica. An

American Journey (1995), I rascenìje [Revisioni](1996), Da G. a G.: 101 Sonnetti con

Luigi Fontanella [Da G a G: 101 Sonnetti](1996), Dirige me Domine. Deus Meus:

Il defunto e noi, dal pianto ritual al lamento jazz (1996), Sonetti per Joseph (1998), e

Viamerica/Eyes con Achille Serrao (1999).

Il nuovo millennio ha portato quattro nuove narrazioni: Familia: memoria

dell’emigrazione (2000), Discorso con l’altro (2000), Il viaggio (2002) e The Three-

legged One (2008). Sebbene l’autore utilizzi la propria storia familiare come

paradigma per l’immigrazione, Familia è la storia di un emigrato che deside-

ra sfuggire agli orrori del vecchio mondo per i “presunti” piaceri del nuovo.

È un romanzo che incorpora le realtà sociali, economiche e politiche di due

mondi distinti separati da un oceano – l’Italia e l’America – descrivendo sia il

bene che il male di ciascun paese. The Three-Legged One, originariamente scritto

negli anni ‘90 ma pubblicato dieci anni dopo, fa parte della trilogia di nar-

razioni in lingua inglese dell’autore che affronta i problemi degli anni ‘70: la

guerra del Vietnam, l’Equal Rights Amendment e il disastroso scandalo Wa-

tergate che paralizzò il paese. Discorso con l’altro è uno scambio epistolare tra

11Rimanelli ed Enrico Cestari, entrambi diciottenni durante i famigerati Batta-

glioni M della legione Tagliamento della Repubblica Sociale, che evidenzia le

visioni opposte delle loro esperienze. Il viaggio, l’ultimo romanzo di Rimanelli

pubblicato in italiano, è, come Tiro al piccione, un romanzo contro la guerra,

ma tratta invece della guerra americana in Afghanistan e Iraq. Sebbene il

nome del protagonista sia diverso da Tiro, i parallelismi tra la sua vita e quella

di Marco Laudato suggeriscono che i due personaggi siano la stessa persona,

con la differenza che sono trascorsi sessant’anni dal primo romanzo all’ultimo.

Tre elementi sono costanti in ogni racconto di Giose Rimanelli: il Molise, l’A-

merica e gli orrori e la violenza della guerra. La famiglia materna di Rimanelli

proveniva dall’America e lui crebbe ascoltando storie di quella terra fantastica;

il suo lato paterno era italiano, ma per motivi economici si recò in America

in cerca di lavoro e sperando di ottenere denaro, e anche qui crebbe con i

racconti di quel territorio non convenzionale. Rimanelli era un ragazzo di

diciassette anni che soffrì per oltre diciotto mesi nella Guerra Civile Italiana;

la carneficina a cui assistette lasciò un segno indelebile nella sua vita e pervade

tutta la sua letteratura. È un’esperienza che vorrebbe estirpare dalla sua anima

e da cui spera che altri possano imparare, così da non dover subire l’inferno

che lui ha sopportato per tutta la vita.1

MISTER FRANK

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Loutar, Basso, Cajon;

Feat. Ezio Lambiase: Chitarra elettrica; Pejman Tadayon: Ney; Giovan-

na Famulari: Cello; Arnaldo Vacca: Percussioni; Raffaela Siniscalchi: Cori

Tiénghe nè pèssijóne de tant’anne

de farme nè gèrate pu‘ pèjése.

Se me chènósce o no

nèn me ne fréche:

m‘haje lèvà nè cose ’n ganne a me.

U córe tije u sà, u tiempe passa.

J so’ vive e pènze te viengh’a truvà.

Pe’ qua, ne l’Arkanzò,

j’ nat‘u Criste so’,

uórk e sembe uórke

pi’ tasse e pi’ kiwi.

A sére, se m’èssètte sott’u puórce,

me facce u pédetílle e pènz‘a te.

Me recèrch‘u munne:

(I need help, Mister Frank!)

(“Yes sir! What’s your problem?”)

fècènnème chèmpà.

Qua nèn so‘ chèfóne

e manche signóre:

è cu dentr‘e fóre

che va’’nnanz’u stóre.

Nèn me so’ squèrdate

a facce che tu tiè,

13rise e mazzijate

me port‘èppriéss’ èmmé.

ME CHIAMÈN’ “FRANK,

IS MY PHON’S OKAY?

I NEED TO FIX A LIGHT…”

VÒNNE U CINGHE E U SEI.

E mo‘ vèléss’ èhì ’n quillu pèjese

pe‘ tòllème a uèlíje di uèlíje:

famme nè vésce sazie

’n miézz’a chiazze,

ca crijanze di priévète e santità.

Ma port’èppíse ‘n gule com’èqquílle

che strèscíne a lénghe pe’ tè vèdé.

Nèn me so’ squèrdate a facce tija.

Rise e mazzijate‘èppriéss’ èmmé.

ME CHIAMÈN’ “FRANK,

IS MY PHON’S OKAY?

I NEED TO FIX A LIGHT…”

VÒNNE U CINGHE E U SEI…

Ho una passione da tanti anni / di farmi un giro per il paese. / Se mi conosce o no non

me ne frega: / devo togliermi una cosa che mi sta in gola. / Il cuore tuo lo sa, il Tempo

passa, / io sono vivo e penso: vengo a ritrovarti. / Da queste parti, nell’Arkansas, io

sono un altro Cristo, / lavoro e sempre lavoro per le tasse e per i kiwi. // La sera, se

mi seggo sotto il portico, / mi faccio una scorreggina e penso a te. / Mi ricerca il mon-

do: “Ho bisogno d’aiuto, signor Franco” / “Sissignore, che problema ha?”, facendomi

campare. / Qua non sono cafone, neanche signore: / è col dentro e fuori che va avanti

il negozio. / Non ho dimenticato la faccia che tu hai, / risate e risse le porto appresso

14a me. // Mi chiamano “Franco, / è a posto il mio telefono? / Ho bisogno di aggiustare una

luce…” / Vogliono il cinque e il sei. // E adesso vorrei andare in quel paese / per togliermi

la voglia delle voglie: / farmi una ventosa sazia in mezzo alla piazza, / con la creanza

dei preti e della chiesa. / Me la porto appesa al culo come quello / che trascina la lingua

per vederti. / Non ho dimenticato la faccia che tu hai, / risate e risse dietro a me. // Mi

chiamano “Franco, / è a posto il mio telefono? / Ho bisogno di aggiustare una luce…” /

Vogliono il cinque e il sei…

2

BALLATA DI JOE SÈLIMO

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Chitarra elettrica, Basso,

Percussioni; Pejman Tadayon: Kamancheh; Arnaldo Vacca: Percussioni

Sono nato in una stanza

piccolina come il mondo

ho girato e rigirato

per poi ritrovarmi a fondo,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

Sono stato lungo tempo

come appeso ad un lampione,

sono andato lungo il mare

osservando il mio stivale,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

15Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

Sono stato con l’amore

Ricercandolo nel cuore:

Il dolore del dolore

È cercare il vero amore,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

Ho volato sopra i monti,

ho nuotato sotto i mari.

ho mangiato pietre e sale,

ho scavato negli errori,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

Ho goduto, ho ricordato

le stranezze, le passioni,

punti d’oro, grumi vivi

16sia l’amore che il dolore,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

La mia vita è in nessun luogo,

sono un alito nel mondo,

la passione mi travolge,

mi rigenera nel fuoco,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

Ho deposto il mio cappello

ad un chiodo del balcone,

vedo il cielo, il mare, i monti,

e sogno un’altra dimensione,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

173

18

Sono chiuso in una stanza

piccolina come il mondo,

rido e danzo, a volte piango,

sono intenso come un tango,

alla fine, rassegnato,

ho sposato l’emozione.

Sanità,

santità,

pane poco

e libertà.

MOLISE MY HOME

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Percussioni, Bouzouki;

Arnaldo Vacca: Percussioni; Matteo Di Francesco: Batteria; Pierpaolo

Ranieri: Contrabbasso

Rèportéme nè case nu Molise

pa’ stradèrèlle vècchie de chèmpagne.

Molise my home M’haje vèvut’a cíte

chi bbuóne e mmalèmènte de stu munne,

mè u Tiémpe nèn è quadre, nèn è tunne:

t’ècchiappe pi’ vèdèlle e te rèpónne.

E mo’ stè víte mije rèchèrch’a case sije

pe’ rèpèsà Molise my home.

Rèpòrtème nè case nu Molise

de dóve sòngh’èsciute de guèglióne.

Molise my home Tènéve dent’u córenè chènzóne d’èmóre e fantèsije,

mè u Tiémpe nèn è quadre nèn tè funne:

t’ècchiappe che nè ríse e po’ t’èffónne.

E mo’ stè víte mije rècèrch’a case sije

pe’ rèpèsà Molise my home.

Rèportème nè case nu Molise

che tutt’u munne l’haje già gèrate.

Molise my home pur’i cchiù bèlli suónne

so’ sènnate sègliènne e discègnènne scale,

mè u Tiémp’èllucche come ‘n anèmale

nu córe che ‘n ze scòrde du pègliare.

E mo’ stè víte mije rècèrch’a case sije

pe’ rèpèsà Molise my home.

Riportami a casa nel Molise / per la vecchia stradina di campagna. // Molise my home,

mi sono bevuto l’aceto / con i buoni e i pessimi di questo mondo, / ma il Tempo non è

quadro, non è tondo: / ti acchiappa per le budella e ti accantona / ed ora questa vita

mia ricerca casa sua / per riposare, Molise my home. // Riportami a casa nel Molise / da

dove sono uscito da ragazzo. // Molise my home, tenevo dentro il cuore / una canzone

d’amore e fantasia / ma il Tempo non è quadro, non ha fondo: / ti acchiappa con una

risata e poi ti affonda / ed ora questa vita mia ricerca casa sua / per riposare, Molise my

home. // Riportami a casa nel Molise / ché tutto il mondo l’ho già girato. // Molise my

home, anche i più bei sogni / sono sognati salendo e discendendo scale, / ma il Tempo

grida come un animale, / un cuore che non si scorda del pagliaio / ed ora questa vita

mia ricerca casa sua / per riposare, Molise my home.

194

BUON GIORNO, AMORE!

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Bouzouki; Feat. Ernest

Carracillo: Musette; Pejman Tadayon: Ney; Giovanna Famulari: Cello;

Arnaldo Vacca: Udu

I

Buon giorno Amore!

Ti porto un fiore

e questo cuore

che cerca te.

Lo sai perché

ti porto viole

e questo cuore

che vuole te?

È nato il sole:

ho perso le ore

per quest’amore

che sta con me.

Buon giorno Amore!

Buon giorno Amore!

Buon giorno Amore!

Buon giorno a te.

II

Buon giorno Amore!

ti chiamo e canto,

ho pieno il cuore

solo di te.

20Lo sai perché

sono felice?

La gente dice:

“Beato te!”

Sei l’alba rosa,

il mare calmo;

nessuna cosa

somiglia a te

Buon giorno Amore!

Buon giorno Amore!

Buon giorno Amore!

Buon giorno a te.

III

Buon giorno Amore!

ti guardo muto.

sono cresciuto

amando te.

Lo sai perché

mi sento buono?

tu sei quel suono

che arriva a me.

Sogniamo un poco,

la vita è lunga.

preserva il fuoco

per te per me.

215

22

Buon giorno Amore!

Buon giorno Amore!

Buon giorno Amore!

Buon giorno a te.

Buon giorno Amore!

Buon giorno a te.

MOLISEIDE

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Percussioni; Feat. Ezio

Lambiase: Chitarra elettrica; Feat. Luca Casbarro: Zampogna; Feat. Ernest

Carracillo: Organetto; Pejman Tadayon: Kamancheh; Arnaldo Vacca: Per-

cussioni; Matteo Di Francesco: Batteria; Pierpaolo Ranieri: Basso

U Múnne du Molise sònn’i cóse

che fànn’a víte chiéne d’arie fíne,

a ggènt’èrríve e màgne, ze rèpóse

pènzànne: “Tènn’u dóce sti mètíne!”

A Chiàzze guarde sèmbe chi ze spóse

pècché te vo’ vèdé se può chèmpà,

tie’ l’uócchie miézz’èpiérte e miézze chiúse

pècché tu vuó vèdé che ze po’ fà.

Molise Molise

u Tiémpe è nu hiúme

èngiàllèníte

èscégne fin’u màre,

Molise z’èspèrde

miézz’i préte e vèllúne:

nèn pòrte quèttóre,

nèn pòrte quèttóre,

nèn te’ spàre.I Juórne du Molise so’ brèsciàte

du sóle che pèzzéje ni rèstúcce,

du frísche pàsse chiàne nè jèrnàte:

u suónne è cóm’qquílle di cèllúcce.

Tie’ l’uócchie miézz’èpiérte e miézze chiúse

pècché tu vuó vèdé che ze po’ fà,

uèlíje de fètíje è nu pèrtúse

pècché tu vuo’ sèpé ch’èvéme fà.

Molise Molise

u Tiémpe è nu hiúme

èngiàllèníte

èscégne fin’u màre,

Molise z’èspèrde

miézz’i préte e vèllúne:

nèn pòrte quèttóre,

nèn pòrte quèttóre,

nèn te’ spàre.

Il Mondo del Molise sono le cose / che fanno la vita piena d’aria fina, / la gente arriva

e mangia, si riposa / pensando: “Hanno il dolce queste mattine!” / La Piazza guarda

sempre chi si sposa / perchè vuole vederti se puoi campare. / Hai gli occhi mezzi aperti

e mezzi chiusi / perchè tu vuoi vedere che si può fare. // Molise Molise / il Tempo è un

fiume / ingiallito / scende fino al mare, / Molise si disperde / in mezzo alle pietre e valloni: /

non porta più anfore, / non porta più anfore, / non ha la spara. // I Giorni del Molise sono

bruciati / dal sole che giocherella nelle stoppie, / dal fresco passa piano una giornata:

/ il sonno è come quello degli uccellini. / Hai gli occhi mezzi aperti e mezzi chiusi /

perchè tu vuoi vedere che si può fare, / voglia di lavorare è un forellino / perchè tu vuoi

sapere che dobbiamo fare. // Molise Molise / il Tempo è un fiume / ingiallito / scende fino

al mare, / Molise si disperde / in mezzo alle pietre e valloni: / non porta più anfore, / non

porta più anfore, / non ha la spara.

236

ME SO’ ADDERMUTE

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Slide Guitar, Basso,

Chitarra battente e Tammorra; Feat. Marco Manusso: Chitarra resofonica

“National”; Feat. Antonello Iannotta: Tamburello; Arnaldo Vacca: Tambu-

rello, Tammorra e Percussioni; Raffaela Siniscalchi: Cori

Ai sennate e ai penzate

che tu fusse ‘a vite mie:

so’ pertute e remenute,

ai vussate ‘a porte tie.

Niente è state mai perdute,

pure tu m’e’ requerdate;

nient’è state mai fenute,

ma nen pozze mai perlà…

Me so’ addermute

dent’u core tie,

me so’ perdute

dent’amore tie.

Me so’ sennate

‘na casetta e i figlie:

‘a vite è strane

dent’u munne mie…

Me ze forme ‘u nude ‘n ganne

se te strenghe, se te chiame;

pure quanne passeiame

songhe accise da ‘n affanne.

Tu me viesce e me chensuole,

tutt’u sanghe scorre chiane;

24‘a paure è che me dole

statte accanne e nen perlà…

Me so’ addermute

dent’u core tie…

Sie’ ne stelle, sie’ ne mamme,

sie’ ‘nu passe ‘n coppe ‘u ponte;

t’hanne viste dent’u mare,

t’hanne viste ‘n coppe ‘u monte.

Me fie’ chiagne sule sule,

tutt’a gente nen tè core;

‘a pessione è ‘nu sedore,

bast’u sole, niente cchiù…

Me so’ addermute

Dent’u core tie…

Ho sognato e ho pensato / che tu fossi la vita mia, / sono partito e ritornato, / ho bus-

sato alla porta tua. / Niente è stato mai perduto, / anche tu mi hai ricordato, / niente

è stato mai finito, / ma non posso mai parlare… // Mi sono addormentato / dentro il

cuore tuo, / mi sono perduto / dentro l’amore tuo, / mi sono sognato / una casetta e i

figli: / la vita è strana / dentro il mondo mio… // Mi si forma un nodo in gola / se ti strin-

go, se ti chiamo, / anche quando passeggiamo / sono ucciso da un affanno. / Tu mi baci

e mi consoli, / tutto il sangue scorre piano, / la paura è che mi duole / starti accanto e

non parlare. // Mi sono addormentato / dentro il cuore tuo, / mi sono perduto / dentro

l’amore tuo, / mi sono sognato / una casetta e i figli: / la vita è strana / dentro il mondo

mio… // Sei una stella, sei una mamma, / sei un passo sopra il ponte, / ti hanno vista

dentro il mare, / ti hanno vista sopra il monte. / Mi fai piangere solo solo: / tutta la

gente non ha cuore, / la passione è un sudore, / basta il sole… e niente più?

257

TORNA DA ME

Lino Rufo: Voce; Stefano Saletti: Pedal Steel; Feat. Ezio Lambiase: Chitar-

ra classica; Pejman Tadayon: Ney; Giovanna Famulari: Cello

I

Se potessi

toccare le tue mani,

se potessi

sentire la tua voce,

inebriare la mia anima

mentre il corpo si riposa.

Torna da me

con tutto il cuore,

siediti qui

con l’anima in pace,

solo con te

ancora una volta,

sempre con te

oltre i confini,

torna da me,

dentro al mio cuore.

l’amore c’è:

è tutto per te.

II

Se potessi

baciare le tue piaghe,

se potessi lasciare questa croce,

per guarire le ferite

rinnovare la mia vita.

268

Torna da me

con tutto il cuore,

siediti qui

con l’anima in pace,

solo con te

ancora una volta,

sempre con te

oltre i confini,

torna da me,

dentro al mio cuore.

l’amore c’è:

è tutto per te.

BÈLLÀTE DE RITA

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Feat. Yuki Rufo: Chitarra elettrica;

Arnaldo Vacca: Percussioni; Matteo Di Francesco: Batteria; Pierpaolo

Ranieri: Basso; Raffaela Siniscalchi: Cori

E tu sié rèmènute

cu passe ch’èbbèllave,

ca ríse de nè vóte, e dduj rècchíne!

Oh Rita Rita, sié rèmènute,

i ggènte i ggènte t’hanne sèntute

come nè sciabbèlate ‘n miézze lluócchie.

U sangh’ènnaccquèriate z’è rèbbènute:

e mo’ ze po’ jèttà pe’ liétt’e ròcchie.

Oh Rita Rita, tu m’è quègliute

27e a fréfe a fréfe a è rèsègliute

pe’ tutt’u cuórpe, rèbbèvann’i suónne.

E tu sié rèmènute e m’è quègliute

cóme nu ciucce pèrze ‘n miézz’i ròcchie.

Oh Rita Rita, sié ddèvènute,

oh Rita Rita, sié crèsciute

nè lune chi mèntagne dent’u puzze.

Oh Rita Rita, sié ddèvènute,

oh Rita Rita, sié crèsciute

come nè lune gialle dent’u puzze!

Come nè sciabbèlate ‘n miézze lluócchie,

pe’ tutt’u cuórpe, rèbbèvann’i suónne.

E tu sei ritornata / col passo che ballavi/ con la risata d’una volta, e due orecchini! / Oh

Rita Rita sei ritornata / la gente la gente t’ha sentita / come una sciabolata in mezzo agli

occhi. // Il sangue annacquato è rinvenuto: / e adesso si può gettare fra letti e cespugli.

/ Oh Rita Rita Rita, tu m’hai trovato / e la febbre la febbre è risalita / per tutto il corpo,

risuscitando i sogni. // E tu sei ritornata e m’hai trovato / come un asino perso in mezzo

ai cespugli! / Oh Rita Rita Rita, sei divenuta / Oh Rita Rita Rita, sei cresciuta / una luna

con le montagne dentro il pozzo. // Oh Rita Rita Rita, sei ritornata / Oh Rita Rita Rita,

sei cresciuta / come una luna gialla dentro il pozzo! / Come una sciabolata in mezzo agli

occhi! / Per tutto il corpo, risuscitando i sogni.

289

BÈLLÀTE DU MÈHÀRE

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Basso e Banda; Feat.

Nando Citarella: Voce, Voci fuori campo; Arnaldo Vacca: Percussioni

Tutte spugliate ‘nnanze a cemmenere

cu ‘n guolle ‘na pellicce affumicate,

‘nu cappellacce ‘n cape fracetate

e mèzze pippe ‘n mocche ch’è stutate.

Sta’ mute dent’u scurdele di sere

‘u Princepe du Colle du Bregante:

‘n ome tuoste che chiàmene ‘u Mahare,

resana a gente e pèzzèje cu mare.

Tamerici

Fichi d’India

Fior d’arancio

Tulipani;

lilla e rose

melograno

prugne e gelsi

cedri e grano

fann ’u nide du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Albicocche

Quaglie e galli

Magro carpi

Meli e peri;

pappagalli

bosso e acacie

29faraone

e amarene

fann ’a tane du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Oleandri

Timo e alloro

Palme e pini

Maggiorana;

rosmarino

pavoncelli

piccioncini

la genziana

fann ’u regne du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Finocchione

E fagiani

Peperoni

Melanzane;

il dolcetto

lo zibibbo

il moscato

il trebbiano

fann ’u munne du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Quist’ome che tutti chiàmene ‘u Mahare

resana a gente e pèzzèja cu mare,

te rape a mente cu pèrlà sapiente

e t’ogne ‘u musse quann’u core è shiacche;

te mogne i menne se nen siè quentiente,

30t’èccìde cu ‘nu schiaffe puorce e vacche

ma chiagne s’ha truvate ‘n miezz’i rocchie

‘na Tortorella o ‘nu pecine muorte.

Papasante

Fasolare

Cozze nere

I carpacci;

capocolli

ventri cine

cotechini

fegatacci

fann ’u nide du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Le padelle

Per fritture

Le pignate

I tegami;

le gratelle

e i taglieri

con le teglie

e i boccali

fann ’a tane du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Forchettoni

Cucchiaioni

Terrecotte

Moschettoni;

parabellum

monocanne

31archibugi

rivoltelle

fann ’u regne du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Le contrade

Del Sinarca

San Giovanni

Vallicello;

fucilieri

porticone

delle Spugne

del Demanio

fann ’u munne du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

E del Pozzo

Del Pisano

E del Fosso

Di Colucci;

e dei colli

della Torre

di Scalere

del Brigante

fann’a vite du Mahare

‘mbracc’è Dìe e ‘n bacce ‘u mare.

Vuò vedè ‘u Paravise?

‘N goppe ‘u Colle du Bregante

Ce sta’ n’ome ch’è Mahare,

resana a gente e pèzzèje cu mare.

32Tutto spogliato davanti alla ciminiera, / con addosso una pelliccia affumicata, / un cap-

pellaccio in testa infradiciato / e mezza pipa in bocca che è spenta, / sta’ muto dentro

il buio delle sere / il Principe del Colle del Brigante: / un uomo duro che chiamano il

Mago, / risana la gente e gioca col mare. // Tamerici / Fichi d’India / Fior d’arancio / Tuli-

pani; / lilla e rose / melograno / prugne e gelsi / cedri e grano / fanno il nido del Mago /

nelle braccia di Dio e al cospetto del mare. // Albicocche / Quaglie e galli / Magro carpi /

Meli e peri; / pappagalli / bosso e acacie / faraone / e amarene / fanno la tana del Mago

/ nelle braccia di Dio e al cospetto del mare. // Oleandri / Timo e alloro / Palme e pini

/ Maggiorana; / rosmarino / pavoncelli / piccioncini / la genziana / fanno il regno del

Mago / nelle braccia di Dio e al cospetto del mare. // Finocchione / E fagiani / Peperoni

/ Melanzane; / il dolcetto / lo zibibbo / il moscato / il trebbiano / fanno il mondo del

Mago / nelle braccia di Dio e al cospetto del mare. // Quest’uomo che tutti chiamano

il Mago, / risana la gente e gioca col mare, / ti apre la mente col parlar sapiente / e ti

unge il muso quando il cuore è fiacco; / ti munge il petto se non sei contento, / t’am-

mazza con uno schiaffo porci e vacche, / ma piange se ha trovato nelle fratte / una

tortorella o un pulcino morto. // Papasante / Fasolare / Cozze nere / I carpacci; / capo-

colli / ventri cine / cotechini / fegatacci / fanno il nido del Mago / nelle braccia di Dio e

al cospetto del mare. // Le padelle / Per fritture / Le pignate / I tegami; / le gratelle / e i

taglieri / con le teglie / e i boccali / fanno la tana del Mago / nelle braccia di Dio e al co-

spetto del mare. // Forchettoni / Cucchiaioni / Terrecotte / Moschettoni; / parabellum

/ monocanne / archibugi / rivoltelle / fanno il regno del Mago / nelle braccia di Dio e al

cospetto del mare. // Le contrade / Del Sinarca / San Giovanni / Vallicello; / fucilieri /

porticone / delle Spugne / del Demanio / fanno il mondo del Mago / nelle braccia di Dio

e al cospetto del mare. // E del Pozzo / Del Pisano / E del Fosso / Di Colucci; / e dei colli

/ della Torre / di Scalere / del Brigante / fanno la vita del Mago / nelle braccia di Dio e al

cospetto del mare. // Vuoi vedere il Paradiso? / Sopra il Colle del Brigante / c’è un uomo

che è mago / Risana la gente e gioca col mare.

3310

FRAGILE

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Feat. Barbara Eramo: Cori; Feat. Yuki

Rufo: Chitarra elettrica; Matteo Di Francesco: Batteria; Pierpaolo Ranieri:

Basso; Arnaldo Vacca: Percussioni

I

Non posso

fare a pugni

col destino,

Mi nutro

di sbandate

e di riprese,

ma spesso

mi straluno

nelle attese,

qualcosa

che mi calmi,

mi sollevi:

l’amore

più gentile

del mattino.

Amore ascoltami,

la vita è fragile,

amore

ascoltami…

II

Non posso

ragionare

34con me stesso,

l’amore

che io sogno

non è vero.

Lo aspetto

da una vita

e col pensiero,

mi vedo

a passeggiare

su un sentiero,

sudato,

lui davanti

ed io lo seguo.

Amore ascoltami,

la vita è fragile,

amore

ascoltami…

III

Non posso

navigare

con la vela

sul mare

dell’insonnia

e del ricordo,

m’accorgo

del dolore,

ma se un giorno

con fede

passa il tempo,

3511

36

passa il freddo -,

quel giorno

tu mi aspetti

ed io mi fermo.

Amore ascoltami,

la vita è fragile,

amore

ascoltami…

UÉ, TERMOLI!

Lino Rufo: Chitarra acustica, Voce; Stefano Saletti: Bouzouki, Percussioni;

Feat. Barbara Eramo: Voce; Pejman Tadayon: Kamancheh; Arnaldo Vacca:

Percussioni; Pierpaolo Ranieri: Contrabbasso

I

Termoli è na città che t’è culuri,

so’ rusce e gialle com’a Primavera,

ma po’ se cagne quanne vè la sera

ca gente che va fore a passeià…

Dolce Termoli

vengo a trovarti,

how are you?

Dolce Termoli

vengo ad amarti

How do you do?Dolce Temoli

non ti capisco

Do you understand?

Dolce Termoli

non ti tradisco

You should know that

Dolce Termoli

sei molto bella,

can l say so?

Dolce Termoli

sei molto strana,

Yet I love you.

Oh dolce Termoli,

l’m coming to you.

II

Termoli è na città che t’è culuri,

z’allonga spreccellute ‘ncopp’a u mare,

ma po’ se cagne quanne perde u chiare,

deventa na cannela d’ansietà…

Dolce Termoli

vengo a trovarti…

37III

Termoli è na città che t’è penzieri,

nu pede dente llacque e une ‘n terre,

se sciaque de li guaie po’ s’enserre,

dente nu dace ch’è da requerdà…

Dolce Termoli

vengo a trovarti…

Termoli è una città che ha colori: / son rossi e gialli come la Primavera, / ma poi s’im-

pettisce quando si fa sera / con la gente che va fuori a passeggiare. // Dolce, Termoli /

vengo a trovarti, / come stai? // Dolce, Termoli / vengo ad amarti, / come va? // Dolce,

Termoli / non ti capisco, / hai capito? // Dolce, Termoli / non ti tradisco / dovresti sa-

perlo. // Dolce, Termoli / sei molto bella, / posso dirtelo? // Dolce, Termoli / sei molto

strana, / eppure ti amo // Oh Dolce, Termoli / sto venendo da te. // Termoli è una città

che ha colori: / si allunga tutta nuda sopra il mare, / ma poi s’arcigna quando perde

il chiaro, / diventa una candela d’ansietà. // Dolce, Termoli / vengo a trovarti, / come

stai?… // / Termoli è una città che ha pensieri: / un piede dentro l’acqua e l’altro in terra;

/ si sciacqua dei suoi guai poi s’inserra / dentro una dolcezza ch’è da ricordare. // Dolce,

Termoli / vengo a trovarti, / come stai?…

3841Dedicato al mio indimenticabile amico Luigi Pasquariello

Ringraziamenti

Regione Molise: Presidente della Giunta e Presidente del Consiglio;

Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo del Molise;

Sheryl Postman, moglie di Giose Rimanelli;

Serenella Sèstito, avvografo;

Staff di “Librissimi”/Istituto italiano di cultura di Toronto e Federazione delle Associazioni Molisane

del Québec/Istituto italiano di cultura di Montreal, che hanno voluto presentare in anteprima “Molise

my home” e celebrare Rimanelli nel centenario della sua nascita;

Tutti i musicisti che hanno contribuito con una o due featuring a rendere prezioso questo lavoro: Ezio

Lambiase, Marco Manusso, Nando Citarella, Barbara Eramo, Yuki Rufo, Ernest Carracillo, Antonello

Iannotta, Luca Casbarro;

La mia compagna di palco Rossella Seno, la Rossa di Venezia;

Columbus center che ci ha ospitati a Toronto;

Teatro Amelia & Lino Saputo presso il Centro Leonardo Da Vinci a Montreal;

Dolceamaro;

Fornai Ricci;

Happie Testa, Cassandra Marsillo.

Registrazioni effettuate da novembre 2024 a febbraio 2025 presso il Four Winds

Studio – Roma da Stefano Saletti

Missaggi effettuati da Carlo Di Francesco presso Farafina Studio, Roma, da febbraio

a marzo 2025.

Mastering eseguito presso il Reference Studio – Roma da Fabrizio De Carolis il 20

marzo 2025.

Arrangiamenti: Stefano Saletti

Produzione esecutiva: Lino Rufo e Stefano Saletti

Coordinamento: Maurizio Varriano

Immagine di copertina – Serenella Sèstito alias AvvografoBN CD 019

Serie diretta da Valter Colle

© ℗ 2025

NOTA

P.O. BOX 187

33100 UDINE

tel. +39 0432 582001

www.nota.it

info@nota.it

Graphic design e impaginazione – Linda Fierro

Stampa – Lithostampa

ISBN 978-8861632585

Pietrabbondante, borgo della cultura

In questa foto la sintesi dell’eccezionale ” Estate 2020 ” a Pietrabbondante.

Lino Rufo a Pietrabbondante
Saluti finali stagione Pietrabbondante

L’estate finisce e Pietrabbondante si erge a pieno titolo a Borgo della Cultura.
Una canzone dei Virginiana Mlller , dal titolo L’estate è finita,
recita così :
Oggi è un giorno che i ciechi vanno per casa sbattendo
Dentro nascendo crescendo un rumore di nuvole e vento
Vento, vedi, il vento va dove vuole, dove vuole.
E dal pavimento riesuma odore di cenere
E i demoni di dopobarba si aggirano dentro le camere
Dormi dormi.
Smette la pioggia goccia a goccia
Il cielo di notte si spoglia, si rilassano gli armadi,
Si addormentano le cose, le finestre scontrose
Da lontano gli orologi tornano a piovere tempo nel tempo.
Ora non pensare a queste cose, dormi
Come se ci fosse un’altra vita, dormi
Che l’estate è finita per noi
L’estate è finita.
Una due venti ventuno gocce ed ognuno labile
Scivola giù
Dormi, dormi l’estate è finita.
A Pietrabbondante l’estate 2020 ha chiuso i battenti ponendosi al centro “dell’estate Molisana” d’eccellenza, grazie ad un cartellone estivo, programmato dalla giovane proloco che in stretta collaborazione con l’Amministrazione Comunale ,che ha letteralmente sbalordito per qualità , intensità, organizzazione. Un estate all’insegna della cultura che ha magicamente acceso un faro su molteplici attività. Dal sociale con la serata magica che ha visto ospite Gessica Notaro, alla presentazione di libri, alla serata all’insegna della musica d’autore con ospite Liana Marino, a seguire i Folkanima capaggiati da Giovanni Scarnecchia con il suo basso tuba ed Ernest Carracillo, alla serata dedicata alla cucina con un cooking show magistralmente condotto dallo chef Nicola Vizzarri che con la sua “ Parmigiana Pietrabbondantese “ ha deliziato i centinaia di palati fini accorsi per assaporare la bontà a chilometro zero. Serate magiche intervallate e coniugate ad altri eventi quali la presentazione del libro di Mariella Di Carlo che ha evocato il passato per giungere ai tempi nostri e passar le pentole allo chef Vizzarri.
Immancabile l’apporto di Lino Rufo che ha reso così magiche le serate che ha sfatato ogni regola di pessimismo dettato dalla fine di un’estate e ridonando la vita alle parole infauste dei Virginiana Mlller donando sempre e comunque quel “ ritorno alla Felicità “ che all’improvviso ricompare e ci rende “ Uomini “. L’ultima serata è infatti terminata proprio con la sua straordinaria canzone che ha per titolo “ All’improvviso la felicità “ , donata a pieno titolo a ragazzi , “ quelli della Proloco “, che mai hanno avuto segni di cedimento e di scoramento e che sempre hanno mantenuto il sorriso sulle labbra di chi gode di volontà , passione, amore per uno dei Borghi più affascinanti d’Italia : Pietrabbondante.
La felicità basta saperla rincorrere per poi abbracciarla e tenersela stretta, loro lo hanno mirabilmente fatto. Arrivederci al 2021 e, chissà, sempre e comunque per ritrovar all’Improvviso quella felicità che durante i mesi più freddi dell’anno, a volte perdiamo di vista, facendo la guerra a chi non volevamo nella speranza di un “ Mondo Migliore “ come spesso, Lino, ci dona con le magiche parole cantate e musicate e, se poi a cena viene a trovarti Rosalba Testamento che ti racconta del suo impegno e che a breve ultimerà l’iter per una visita importante in quel di Pietrabbondante, sicuramente la felicità appena cantata da Lino, rimarrà stampata per molto tempo.

(Maurizio Varriano)

Benvenuto 2017

linorufo_logo

Anno bisesto, anno funesto…

Ci lasciamo alle spalle un anno che ha mietuto molte vittime, soprattutto nel campo dello spettacolo, ma anche nell’economia, politica, cultura… in ogni campo dello scibile umano.

L’impoverimento dell’impegno intellettuale ha portato alla recrudescenza del disimpegno culturale tipico degli anni ’60, periodo in cui non dovevi pensare, non dovevi risolvere i problemi del mondo, ma soltanto divertirti scriteriatamente e, inconsapevolmente, rendere la tua vita un mero contenitore di organi.

Nella musica ha imperversato più che mai la regola del prendere da altri e assumere paternità di opere all’insegna del plagio più becero e scellerato, secondo i principi del “se già suona all’orecchio è quasi un successo”

Le cover band (più sei uguale più vali), le soubrette (se appari bene anche il mediocre diventa super), i talent (se all’inizio ho qualcosa da dire dopo dico il qualcosa di qualcun altro), le canzoni (quella scritta peggio negli anni ’70 è migliore della scritta meglio oggi), la pittura (se non c’è l’immagine m’invento una buona scusa e il concept mi para il culo), il cinema (il panettone va bene anche d’estate perché piace alla gente), le piazze (Gigione con CD, la cover band di Renzo Arbore con CD, la cover band di… con CD), i concerti (ci vado solo se non pago), il teatro… il cabaret… la moda… i motori… ma soprattutto la politica, e non dico altro, vi lascio immaginare!!!

In poche parole EVASIONE, ma da chi, da che cosa?

Solo da se stessi, come se il mondo lo debba vivere qualcun altro che non sia Io e la scelleratezza “che gira intorno” mi faccia illudere di essere migliore solo perché non partecipo… ma anche questa ignavia mi rende complice, anzi addirittura responsabile perché se agisco posso pure sbagliare, ma se sono un consapevole non intromittente mi rendo vigliacco e colpevole più dei diretti autori del misfatto…

In un mondo dove l’economia è alla frutta, le aziende chiudono, le persone al limite della pensione hanno un lavoro precario, gli anziani vissuti nella dignità di una vita sono costrette da una pensione indegna a cercare cibo tra i rifiuti, i politici che quando tutto è in rovina “fuggono con la cassa e le galline” e si aumentano la retribuzione laddove il vicino di casa non riesce a pagare neanche le tasse, dove Io Io Io (e gli orientali lo definiscono il raglio dell’asino), dove tutto è mio è mio è mio… dove si pugnala il fratello per il potere del DIO denaro…

 

Benvenuto 2017,

porta un po’ di luce in questa oscurità intensa,

brucia il superfluo, il ridondante e il rapace,

dona l’essenziale, a rigenerare il corpo e la mente.

Fa’ ardere il fuoco per creare un mondo migliore

dove uno sguardo trasparente attraversi il futuro,

abbattendo quel muro che separa le nostre anime dal cielo…

 

 

Pensieroso per il Nuovo Album

 

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Nuovo album. I pezzi li stiamo scegliendo fra una ventina di brani nuovi. Ci sarà solo una cover di Robert Johnson, “Last fear deal goin’ down”. La preproduzione è già iniziata in agosto presso lo studio di Corrado Taglialatela in Afragola, Napoli. Abbiamo anche una mezza idea di quale sarà lo studio di ripresa: o il Revolver a Guidonia o il Tube Recording a Fara Sabina, entrambi dotati di banco SSL.

La formazione: Io, Yuki Rufo, Gianpaolo Scatozza, Stefano Nunzi; sicuramente Carlo Conti e Giuseppe Ricciardo ai fiati; a piano e hammond speriamo di avere, visti i molteplici impegni, Emiliano Pari.

Spero di presentarlo nel prossimo anno presso il teatro Arciliuto di Roma.

Intanto ho avuto un incidente al dito indice della mano sx e non posso suonare la chitarra: i lavori riprenderanno a guarigione avvenuta.